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Obey Fidelity: The Art of Shepard Fairey

25 Giu 2021 - 01 Nov 2021

Quando ho visto I graffiti a New York, ho capito che volevo portare l’arte nelle strade

Shepard Fairey (Obey)

Nome d'arte "OBEY"

Shepard Fairey – adorato dai giovani come Obey – è il maggiore rappresentante della nuova arte politica di strada del mondo americano.

La sua azione urbana nasce alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, sul finire della stagione di Ronald Reagan e di George W. Bush – padre –, che avevano incarnato la reazione degli USA dopo l’umiliazione subita in Vietnam.

L'Arte Contemporanea tra due sistemi

In un presente dove i social network ridefiniscono il consenso popolare, OBEY opera nella terra di mezzo tra due sistemi artistici ben distinti.

Un sistema “chiuso” fatto di gallerie e musei di prima fascia, case d’asta internazionali, fondi di investimento e collezionisti mondani e un sistema “aperto” fatto di gallerie sperimentali, musei di seconda fascia, collezionismo non sistemico, spazi urbani e luoghi alternativi. 

OBEY opera nel limbo che avvicina sapere e popolo ricettivo, giovani e meno giovani, con un’arte al di sopra dei fonemi linguistici, oltre gli ambienti canonici, oltre le nature elitarie del sistema.

OBEY avvicina gli opposti, amando la gente e il fronte aperto della città, immergendo l’arte nella baraonda del quotidiano; al contempo, accetta il corteggiamento di alcune aristocrazie culturali, usando a suo vantaggio gli approcci mondani e i sussurri del fashion system.

Shepard Fairey configura la dimensione fluida del presente, fatta di adeguamento agli habitat professionali, approcci inclusivi, semplificazione del linguaggio, empatia semantica e simboli catartici. OBEY è la risposta alla diatriba tra sistema chiuso e aperto.

OBEY è l’epilogo, grafico e concettuale, della miglior arte urbana in circolazione.

Una passeggiata metropolitana

La mostra prodotta dall’Associazione Metamorfosi si propone come una passeggiata visiva che toccai quattro punti salienti nella poetica dell’artista: DonnaAmbientePaceCultura.

Il lavoro di Obey stimola riflessioni sui temi umanitari, sui passaggi esistenziali, sulle utopie sociali, sui valori di giustizia al di sopra delle leggi.

Il suo messaggio pacifista ed ecologista ci rende piccoli “soldati” di una nuova militanza, fatta di spazi etici del confronto, di nuovi modelli del vivere, di azioni sane e consapevoli

Gianluca Marziani (Curatore)

Obey: Uno stile unico nel suo genere

L’universo di Obey è cartaceo, basato sulle grafiche sovietiche e futuriste di inizio Novecento, sulle pitture parietali latinoamericane e sui muralismi italiani alla Mario Sironi.

Immagini urlanti, semplici nella palette cromatica ma equilibrate tra testo e immagine.

I formati tendono al gigantismo quando il contesto prescelto è la strada, diminuiscono nel caso di oggetti funzionali al progetto (cover di album, skateboard, poster e oggetti…), in entrambi i casi Obey traduce nel presente i vecchi stilemi della propaganda muralista. Crea stampe cartacee bollenti, sembra di sentire l’urlo catartico di Angela Davis o la speranza democratica di Barack Obama, con le loro silhouette che catturano le giuste frequenze e si prendono il palcoscenico mediatico del nuovo millennio

Stefano Antonelli (Curatore)

HOPE

Tra le opere in mostra troviamo Hope in cui Obey raffigurò nel 2008 il futuro Presidente degli Stati Uniti.

Si trattò di un sostegno spontaneo alla figura politica di Barak Obama.

Lo stesso Obama apprezzò molto l’opera, tanto che una volta eletto decise di scrivere all’artista.

Il ritratto Hope divenne talmente famoso da entrare a far parte della collezione permanente della National Gallery di Washington e fu giudicato dal critico d’arte del New Yorker, Peter Schjeldah, come «la più efficace illustrazione politica americana dai tempi dello Zio Sam».

Ho il privilegio di essere parte della tua opera d’arte e sono orgoglioso di avere il tuo sostegno

Barak Obama
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  • Data: 25 Giu 2021 - 01 Nov 2021
  • Sede:Museo Diocesano di Ostuni - Piazza Beato Giovanni Paolo II, 28 72017 Ostuni BR
  • Curatori:Gianluca Marziani e Stefano Antonelli
  • Durata:45/60 minuti circa

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